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Il certificato medico per il porto d'armi: sono due documenti, non uno

Il tuo medico di base ne firma uno, e non è quello che la Questura aspetta. Sapere quale serve, chi può rilasciarlo e cosa deve dirci dentro fa la differenza fra una pratica in tre settimane e una da ricominciare.

Redazione EsameCaccia 7 min di lettura

La pratica più comune che torna indietro dalla Questura non torna indietro per un errore grave. Torna indietro perché la persona è andata dal proprio medico, ha chiesto «il certificato per il porto d'armi», ne ha ricevuto uno, e quello non era quello giusto.

Non è colpa di nessuno dei due. È che i documenti sono due, li firmano soggetti diversi, e in tutti gli elenchi compaiono su una riga sola.

I due certificati, e chi può firmarli

Il certificato anamnestico — lo fa il tuo medico di base

È la tua storia clinica: patologie, ricoveri, terapie in corso. Lo firma il medico di medicina generale, quello che ti conosce, e in questo caso è proprio il punto — nessun altro ha quei dati.

Da solo non basta e non serve a niente. È il documento che porti al secondo passaggio.

Il certificato di idoneità psico-fisica — lo fa qualcun altro

Questo è quello che la Questura mette in pratica, e il tuo medico di famiglia non può rilasciarlo. L'elenco di chi può è chiuso: il settore medico-legale della ASL, oppure un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco — e con una condizione che l'amministrazione ripete apposta: devono essere in servizio e non in quiescenza. Un medico militare in pensione non vale.

Va in marca da bollo da 16 euro. È una delle quattro marche da 16 che si pagano in momenti diversi e che, sommate, spostano il conto della pratica più di quanto ci si aspetti.

Cosa deve dire, parola per parola

Questa è la parte che vale la pena leggere nel testo originale, perché ogni espressione ha una conseguenza. Articolo 35, comma 7 del TULPS: il questore subordina il rilascio del nulla osta alla presentazione di un certificato

«dal quale risulti che il richiedente non è affetto da malattie mentali oppure da vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere, ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti o psicotrope ovvero abusare di alcool».

Tre espressioni fanno tutto il lavoro.

«Anche temporaneamente». La norma non chiede l'assenza di una condizione permanente. Una condizione che riduce la capacità di intendere e volere per un periodo rientra nella formula. È il motivo per cui certe terapie in corso portano a un supplemento di istruttoria invece che a un no immediato.

«Anche occasionalmente». Riferito agli stupefacenti, è l'espressione più pesante di tutto il comma. Non dice «tossicodipendente», non dice «abitualmente»: dice occasionalmente. Ed è la ragione per cui, dove l'esame tossicologico viene richiesto, non si limita a cercare un uso continuativo.

«Abusare di alcool». Qui invece la parola è abusare, non assumere. La differenza rispetto alla riga precedente è deliberata e si vede a occhio nudo: per l'alcol la soglia è l'abuso, per le sostanze stupefacenti è qualunque assunzione. Due standard diversi nella stessa frase.

Quando qualcuno racconta che «basta che il medico firmi», sta saltando esattamente questo: il medico non firma una formula di cortesia, dichiara che risulta quanto sopra.

Tre mesi, e non sono negoziabili

Per il rinnovo del porto d'armi uso caccia, la legge fissa una scadenza esplicita. Articolo 22, comma 9 della legge 157/1992: la licenza può essere rinnovata

«su domanda del titolare corredata di un nuovo certificato medico di idoneità di data non anteriore a tre mesi dalla domanda stessa».

Due cose. La prima: «un nuovo certificato» — quello della volta scorsa non si ricicla, nemmeno se la visita è andata benissimo. La seconda: il conto dei tre mesi si fa rispetto alla domanda, non rispetto alla scadenza della licenza. Se ti fai la visita con largo anticipo e poi rimandi di qualche settimana la presentazione della pratica, il certificato scade prima di essere usato.

Nell'ordine pratico, quindi, il certificato non è il primo passo: è l'ultimo prima di presentare. Prima si prende appuntamento e si raccolgono le altre carte, poi si fa la visita, poi si consegna tutto.

Non serve solo per il porto d'armi

Il certificato compare in tre momenti diversi, e conviene saperlo perché i tre non si sommano automaticamente.

Per sostenere l'esame di abilitazione venatoria. L'articolo 22, comma 8 della legge 157/1992 è secco: «Per sostenere gli esami il candidato deve essere munito del certificato medico di idoneità».

Per comprare un'arma con il nulla osta. Se non hai un porto d'armi, l'acquisto passa dal nulla osta del questore, e l'articolo 35 comma 7 subordina proprio a quel certificato il suo rilascio. Vale la pena sapere che il nulla osta dura un mese ed è «esente da ogni tributo», con domanda in carta libera: è uno dei pochi passaggi di questa materia che non costa nulla.

Per continuare a detenere armi senza licenza di porto. L'articolo 38 del TULPS chiede a chi detiene armi comuni da sparo senza avere alcun porto d'armi di presentare la certificazione medica ogni cinque anni. Se avevi una licenza e l'hai lasciata scadere, l'obbligo «decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata». Chi non lo rispetta rischia che il prefetto vieti la detenzione delle armi denunciate.

Quello che non ti diciamo

Quanto costa la visita, e quanto si aspetta.

Non lo scriviamo perché non esiste un tariffario nazionale: l'importo lo fissa ogni ASL e ogni struttura autorizzata, e i tempi di prenotazione cambiano da provincia a provincia in modo che nessuna media renderebbe onestamente. Trovi in giro cifre presentate come nazionali; non lo sono.

L'unico modo di saperlo è chiamare il settore medico-legale della tua ASL e chiedere due cose: quanto costa, e quando c'è posto. È una telefonata, e ti fa risparmiare la parte di questa pratica in cui davvero si perde tempo.

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Domande frequenti

Il medico di famiglia può fare il certificato per il porto d'armi?

Può firmare il certificato anamnestico, che serve. Non può rilasciare quello di idoneità psico-fisica: per quello serve la ASL o un medico militare o di polizia.

Chi rilascia il certificato di idoneità psico-fisica?

Il settore medico-legale della ASL, oppure un medico militare, della Polizia di Stato o dei Vigili del fuoco, purché in servizio e non in quiescenza.

Quanto vale il certificato medico?

Per il rinnovo la legge chiede un certificato «di data non anteriore a tre mesi dalla domanda»: oltre i tre mesi non è più utilizzabile.

Cosa deve dichiarare il certificato?

Che non hai malattie mentali o vizi che riducono la capacità di intendere e volere, e che non assumi stupefacenti «anche occasionalmente» né abusi di alcool.

Il certificato va in bollo?

Sì, il certificato di idoneità psico-fisica va in marca da bollo da 16 euro. È una delle quattro marche che pesano sul costo della pratica.

Serve il certificato anche solo per detenere armi?

Sì, se non hai alcun porto d'armi: l'art. 38 TULPS lo chiede ogni cinque anni a chi detiene armi comuni senza licenza di porto.

Serve il certificato per comprare un'arma?

Sì, se acquisti con il nulla osta del questore: l'art. 35 comma 7 TULPS subordina il rilascio del nulla osta a quel certificato.

Fonti ufficiali