Vai al contenuto
Tutto EsameCaccia

Strumenti

Guide

EsameCaccia

Aspetto

Quando apre la caccia: chi decide le date, e perché non ce n'è una sola

La legge fissa la terza domenica di settembre, ma è un punto di partenza, non una data. Ogni Regione la sposta entro una cornice che non può superare, e dal 2025 può farlo anche contro il parere dell'ISPRA — tranne in un caso.

Redazione EsameCaccia 8 min di lettura

Se cerchi «quando apre la caccia» e trovi una data, quella pagina ti sta dando una risposta più semplice della domanda. Perché in Italia le date di apertura non sono una: sono una cornice nazionale e ventuno decisioni regionali dentro di essa, e sapere come funziona il meccanismo ti serve più della data di quest'anno — che fra dodici mesi sarà sbagliata.

Partiamo dal riferimento che vale ovunque.

La terza domenica di settembre

L'articolo 18 della legge 157/1992 elenca le specie cacciabili e, accanto a ciascun gruppo, il periodo. Sono due i blocchi principali, e cominciano lo stesso giorno:

Dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre: quaglia, tortora, merlo, allodola, starna, pernice rossa, pernice sarda, lepre comune, lepre sarda, coniglio selvatico e i passeri.

Dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, fagiano, germano reale, folaga, gallinella d'acqua, alzavola, canapiglia, porciglione, fischione, codone, marzaiola, mestolone, moriglione, moretta, beccaccino, colombaccio, frullino, fringuello, peppola, combattente e beccaccia.

Il che significa che la stagione non finisce in un giorno solo. Il 31 dicembre chiude per la lepre e resta aperta per la beccaccia, e chi non ci fa caso si trova a spiegarlo a una guardia venatoria.

Nel 2026 la terza domenica di settembre cade il 20; nel 2027 il 19. Non è una data fissa del calendario ed è per questo che la legge la scrive così invece di scrivere «15 settembre»: si sposta ogni anno.

Ma quella data non è la tua data

Qui sta il punto che quasi nessuno spiega. Il comma 2 dell'articolo 18 dice:

«Con il calendario venatorio le regioni possono modificare, per determinate specie, i termini di cui al comma 1 in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali, a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori.»

Le Regioni possono spostare le date, per specie e in base alle condizioni del territorio. Non è un'eccezione rara: è la regola, ed è il motivo per cui la preapertura esiste in alcune Regioni e in altre no.

Ma non possono fare quello che vogliono. La frase successiva mette il paletto:

«I termini devono essere comunque contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio successivo nel rispetto dell'arco temporale massimo indicato al comma 1.»

Primo settembre – 31 gennaio. È la scatola dentro cui ogni Regione muove le sue date. Una preapertura al 25 agosto non è una preapertura discutibile: è fuori dalla cornice.

E c'è una condizione che si legge di sfuggita e pesa: «a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori». Il piano deve esserci prima. Una Regione senza piano faunistico-venatorio aggiornato non ha il titolo per spostare nulla, e questo è uno degli appigli con cui i calendari finiscono impugnati.

Il 15 giugno, la data da segnarsi

Se vuoi sapere le date della tua Regione, il giorno che conta non è a settembre. È a giugno:

«Le regioni, entro e non oltre il 15 giugno, pubblicano il calendario regionale e il regolamento relativi all'intera annata venatoria.»

Entro e non oltre il 15 giugno. Da quel momento il calendario della tua Regione esiste, ed è quello — non questa pagina, non un forum — a dirti il giorno di apertura, il numero massimo di capi giornalieri per specie e l'orario di caccia.

Il calendario non nasce da solo. La Regione deve prima chiedere il parere dell'ISPRA e del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, che hanno trenta giorni per rispondere. E se non rispondono? La norma lo risolve: «I pareri si intendono acquisiti decorsi i termini». Il silenzio non blocca il calendario.

La riforma del 2025, e perché tanti calendari finiscono al TAR

Nel testo in vigore dal 1° gennaio 2025 c'è una frase che ha cambiato gli equilibri di questa materia. Sui pareri di ISPRA e del Comitato:

«dai quali le regioni possono discostarsi fornendo adeguata motivazione».

Le Regioni possono allontanarsi dal parere tecnico, purché motivino. Prima quel parere pesava di più; adesso è un passaggio obbligatorio nel procedimento, non un vincolo nel merito.

Ed è esattamente lì che nascono i ricorsi. Quando un'associazione ambientalista impugna un calendario venatorio davanti al TAR, quasi mai discute la biologia: discute se la motivazione con cui la Regione si è discostata sia adeguata. È una questione di sufficienza della motivazione, cioè di diritto amministrativo, e si decide su quello. Per il cacciatore la conseguenza è concreta: una sospensiva può togliere dal calendario una specie o un periodo a stagione iniziata.

L'eccezione dove il parere è vincolante

C'è però un caso in cui la Regione non può discostarsi, e la differenza di lessico è netta. Per prorogare oltre il 31 gennaio:

«le regioni possono posticipare, non oltre la prima decade di febbraio, i termini di cui al presente comma in relazione a specie determinate e allo scopo sono obbligate ad acquisire il preventivo parere espresso dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), al quale devono uniformarsi.»

«Possono discostarsi motivando» nel calendario ordinario; «devono uniformarsi» per la proroga di febbraio. Due verbi diversi nello stesso articolo, e non è distrazione del legislatore: allungare la stagione oltre gennaio tocca il periodo riproduttivo, e lì il tecnico decide.

Quindi: caccia a febbraio sì, ma solo per specie determinate, solo entro la prima decade, e solo se l'ISPRA è d'accordo.

E gli ungulati, che aprono prima

Per la caccia di selezione la legge fa un discorso a parte, e lo trovi nello stesso comma:

«la caccia di selezione agli ungulati può essere autorizzata a far tempo dal 1o agosto nel rispetto dell'arco temporale di cui al comma 1»

Dal 1° agosto, sulla base di piani di abbattimento selettivi approvati dalla Regione. È un mese e mezzo prima dell'apertura generale, ed è coerente con la logica del prelievo selettivo: non è una stagione di caccia, è l'esecuzione di un piano su capi individuati per classe di sesso ed età.

Va da sé che serve l'abilitazione alla caccia di selezione, che è un titolo ulteriore rispetto all'abilitazione venatoria e si consegue con un corso e un esame propri.

Come trovare la data giusta, in pratica

Tre passaggi, in quest'ordine.

Il tuo calendario venatorio regionale, pubblicato entro il 15 giugno sul bollettino ufficiale della Regione e sul suo sito. È l'unica fonte che ti dà la tua data.

Il tuo tesserino venatorio, che secondo l'articolo 12 comma 12 riporta «le specifiche norme inerenti il calendario regionale». Le date le hai già in mano.

Le eventuali sospensive, se sei in una Regione dove il calendario è stato impugnato. Sono la ragione per cui una data pubblicata a giugno può non valere più a settembre, e l'unico modo di saperlo è controllare prima di uscire.

Una nota su questa pagina: non ci troverai le date di quest'anno, e non è una dimenticanza. Le date cambiano ogni anno e per ventuno amministrazioni diverse; una pagina che le elencasse sarebbe sbagliata entro dodici mesi e non avremmo modo di accorgercene per tutte. Il meccanismo, invece, è lo stesso da trent'anni — salvo la riforma del 2025 — e sapendolo leggi da solo qualunque calendario ti capiti davanti.

Devi ancora dare l'esame?

Ti prepariamo all'esame di abilitazione venatoria con il formato della tua Regione: quiz, simulazioni e correzione immediata.

Domande frequenti

Quando apre la caccia in Italia?

La data di riferimento nazionale è la terza domenica di settembre (art. 18 legge 157/1992). La tua Regione può spostarla, entro limiti che non può superare.

Quando chiude la stagione venatoria?

Dipende dalla specie: il 31 dicembre per quaglia, tortora, lepre e starna; il 31 gennaio per tordi, germano, colombaccio e beccaccia.

Le Regioni possono spostare le date come vogliono?

No. I termini devono restare fra il 1° settembre e il 31 gennaio, e servono piani faunistico-venatori già approvati.

Si può cacciare a febbraio?

Solo per specie determinate e non oltre la prima decade di febbraio, e la Regione deve acquisire il parere dell'ISPRA, «al quale devono uniformarsi».

Quando esce il calendario venatorio della mia Regione?

Entro e non oltre il 15 giugno: è il termine che la legge fissa alle Regioni per pubblicare calendario e regolamento dell'intera annata.

Perché ogni anno qualche calendario viene sospeso?

Perché dal 2025 le Regioni possono discostarsi dal parere dell'ISPRA motivando, e quella motivazione è ciò che finisce davanti al TAR.

La caccia di selezione agli ungulati apre prima?

Sì: può essere autorizzata dal 1° agosto, sulla base di piani di abbattimento selettivi approvati dalla Regione.

Fonti ufficiali